martedì 28 maggio 2019

[Notizia] L'avvocato del bidello cattivo


Aggiornamento sulla vicenda di Gioia Tauro: a una decina di giorni dal fatto di cronaca che è rimbalzato sui vari media, prende la parola l'avvocato difensore del bidello che, mi chiedo, cosa abbia da restare anonimo essendo maggiorenne nonché ritenendosi innocente!


L'episodio si sarebbe verificato nella palestra della scuola media (in disuso perché inagibile) mentre nel cortile antistante era in corso una lezione di ginnastica con gli alunni della 4^ B elementare, da qualche anno ospitata insieme ad altre classi in quell'edificio, a causa di problemi strutturali.

Scrive l'avvocato Raimondo Paparatti, difensore del bidello incriminato (da qui in poi il virgolettato corsivo sono parole sue): "Per prudenza e per il rispetto dell’attività di indagine avviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi e dallo stesso Istituto dove lavora con costante dedizione da moltissimi anni, catturandosi la benevolenza di tutti gli alunni, colleghi ed insegnanti il mio assistito ha ritenuto di non esporsi alla gogna mediatica."

Il legale passa quindi alla sua ricostruzione dei fatti: "Verso le ore 10.30 circa, il mio assistito veniva incaricato dal vice preside di entrare nella palestra della scuola, in disuso perché inagibile, per consentire a un gatto randagio, che vi si era intrufolato diversi giorni prima, di potere nuovamente uscire non essendo più in grado di farlo autonomamente. Appena varcata la soglia della porta della palestra, ha notato il gatto, che era completamente impaurito e disorientato, correre e saltare all'impazzata, sbattendo finanche contro le vetrate e i muri delle pareti nel vano tentativo di guadagnare una via d’uscita. Sennonché, è accaduto che nella foga della corsa incontrollata, il gatto è rimasto incastrato in una intercapedine dalla quale, pur dimenandosi, non riusciva più ad uscire. Nel tentativo di soccorrerlo, il mio assistito ha preso una tavola in legno (non un bastone!), che si trovava casualmente adagiata in un angolo della palestra, e l’ha avvicinata al felino affinché la potesse afferrare con gli artigli e così facilitare la sua estrazione. Il gatto, sempre più impaurito e sofferente, ha effettivamente afferrato con gli artigli e addentato con i denti la tavola procurandosi una piccola ferita alla bocca, ma il collaboratore scolastico è riuscito comunque a estrarlo dal buco in cui si era intrufolato, portandolo fuori nel cortile dove c’erano dei bambini di scuola primaria intenti a giocare nell'ora di educazione fisica, che hanno purtroppo visto il gatto ferito e agonizzante fino al suo decesso, avvenuto poco dopo."

Questi, secondo la difesa, sono stati i fatti nella loro effettiva successione cronologica, rispetto ai quali il collaboratore scolastico si professa del tutto innocente "perché, contrariamente a quanto all'esterno trapelato, non ha usato alcuna violenza nei confronti del felino, men che meno all'interno del cortile della scuola davanti ai bambini che giocavano. Il gatto è purtroppo deceduto a seguito delle ferite riportate nei diversi giorni in cui è rimasto chiuso all'interno della palestra dove ha cercato in ogni modo di guadagnarsi l'uscita sbattendo violentemente contro pareti e finestre fino a perdere totalmente il senso dell'orientamento culminato con il suo definitivo e tragico sfinimento. Il collaboratore scolastico non ha usato verso il felino alcun tipo di violenza, che non aveva neppure ragione di esistere, posto che il suo unico intento era solamente quello di aiutarlo a riacquistare la libertà perduta in modo del tutto sfortunato e occasionale."

I fatti così ricostruiti risultano confermati dagli stessi insegnanti presenti con i bambini nel cortile della scuola "nonché dai genitori di questi ultimi che hanno anche manifestato rammarico e solidarietà per le false accuse rivolte al bidello. È chiaro che costui attenderà con pazienza e fiducia che la giustizia faccia il suo corso."


Ovviamente qualunque avvocato cerca di portare l'acqua al mulino del proprio cliente, tuttavia restano aperti vari quesiti:
  • i Carabinieri avrebbero ricostruito male gli eventi, dato che nel loro rapporto si parla di percosse violente inflitte dal bidello al gatto per stordirlo?
  • i due insegnanti presenti hanno avuto un'allucinazione condivisa dichiarando uno svolgimento dei fatti diverso, e soltanto leggendo la ricostruzione del legale (di parte) si sono resi conto che la realtà era un'altra?
  • ammesse le condizioni di insofferenza del gatto, perché non sono state prese le opportune misure a riguardo, tipo sfamarlo, chiamare un veterinario e degli operatori della LAV (per esempio) affinché venisse catturato e messo in libertà?
Io non credo affatto alla versione dell'avvocato Paparatti: se il suo assistito non ha macchie sulla coscienza, ci metta il nome e la faccia.

6 commenti:

  1. Lo sapevo che andava a finire così, e mi pare di avertelo anche detto.
    No comment!

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    1. Se nessuno assumerà la difesa del gatto, il bidello la farà franca e l'intera scuola si sarà resa complice di questa barbarie.

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  2. Potrebbe essere anche la verità, se non fosse che per giorni ne è stata raccontata un'altra... :o

    Moz-

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    1. Sono solidali con il bidello, dato che la difesa di un gatto randagio morto non se l'assumerà mai nessuno.

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    2. Se è colpevole, speriamo che la vita gli triplichi ciò che ha fatto al gatto.

      Moz-

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    3. Quello che si fa agli altri trova sempre la strada per tornare indietro. Comunque continuerò a seguire la vicenda per quanto possibile (di solito dopo il polverone iniziale, tutto finisce in secondo piano per fare spazio a notizie recenti).

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