lunedì 5 ottobre 2026

[Notizia] L'impatto dei profitti sui fossili sulle ondate di calore

L'articolo seguente, scritto da Chiara Campione di Greenpeace è l'editoriale del n° 162 di Greenpeace News, con approfondimenti sull'arricchimento da parte delle aziende fossili ai danni dell'intero pianeta!


Continuiamo a parlare di emergenze climatiche, ma ciò che stiamo vivendo ha ormai carattere strutturale. Ogni estate le ondate di calore, gli incendi e la siccità tornano a mettere sotto pressione persone, città, territori ed ecosistemi, con fenomeni sempre più intensi e frequenti.

Quasi 52.000 persone sono morte in Italia a causa del caldo nelle estati del 2022, 2023 e 2024. Se provassimo a leggere i loro nomi, uno ogni due secondi, dovremmo andare avanti per quasi 29 ore. Oltre ai morti, c'è anche il conto economico: tra 11,5 e 18 miliardi di euro l'anno entro il 2050, tra infrastrutture danneggiate, servizi interrotti, produzione persa e catene di approvvigionamento spezzate.

 Anche il Mediterraneo si sta riscaldando trasformando gli equilibri di uno degli ecosistemi più preziosi e fragili del pianeta. Eppure, quando l'estate finisce, rischiamo di archiviare il problema. Come se fosse sufficiente aspettare che passi. La crisi climatica riguarda, però, le scelte che facciamo oggi. Se la raccontiamo solo come una successione di eventi estremi, rischiamo di trasformarla in una storia senza responsabili.

Dietro tutto questo ci sono, invece, scelte industriali, economiche e politiche. Investimenti, infrastrutture, autorizzazioni. Quei 52 mila morti non dovrebbero essere solo una statistica da citare durante la prossima ondata di calore, ma un parametro con cui misurare le conseguenze delle nostre scelte. La politica deve decidere se continuare a considerare il caldo un'emergenza da gestire ogni estate o riconoscere finalmente che bisogna intervenire sulle sue cause.

(Fonte: newsletter di Simona Abbate, Campaigner Clima & Energia per Greenpeace Italia)

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