lunedì 18 ottobre 2021

[Notizia] Esseri viventi, non macchine


Quello in foto è un pulcino, un essere vivente e non una macchina. Tuttavia la sua vita è destinata a essere troppo breve: il giorno dopo la sua nascita sarà gettato su un nastro trasportatore insieme a centinaia di suoi simili e, dopo poco più di un mese, incatenato a testa in giù e macellato.

Un trattamento atroce, che non dovrebbe essere riservato a nessuno, e che invece l'allevamento intensivo destina a miliardi di animali ogni anno. Ma le conseguenze di questo sistema crudele non sono devastanti solo per gli animali.
Negli ultimi 60 anni l'allevamento intensivo è diventato una gigantesca macchina infernale mossa dal profitto. Per gli animali che ogni giorno, a miliardi, sono vittime di questo sistema produttivo crudele e insostenibile non esistono più empatia, compassione, rispetto; perché troppo spesso gli animali non sono visti come esseri senzienti che provano emozioni di gioia, paura o tristezza, ma sono considerati come parti prive di anima di un ingranaggio che ogni giorno causa sofferenza, miete vittime, e divora risorse.

L'allevamento intensivo degrada il nostro suolo, inquina i nostri corsi d'acqua e spazza via la fauna selvatica, contribuendo a causare l'estinzione di moltissime specie. E l'abuso di antibiotici, insieme alle condizioni spaventose in cui sono tenuti gli animali creano terreno fertile per il diffondersi di virus e malattie.
CIWF Italia sta conducendo una campagna per ottenere un risultato vitale e ambizioso: un accordo globale per porre fine all’allevamento intensivo.

Le leggi attualmente in vigore:
  • Sul benessere animale: non stanno proteggendo miliardi di animali affamati, malnutriti, fisicamente limitati e rinchiusi, privati della luce naturale o dell'aria fresca e che vivono una sofferenza evitabile.
  • Da parte dell'UE ci sono gravi lacune che lasciano senza protezione milioni di animali terrestri allevati e miliardi di pesci allevati in quanto non esiste una legislazione specifica nei loro riguardi: gli animali sono catalogati in base al loro destino in "da latte", "da carne", senza alcuna considerazione circa istinti e necessità di ogni singola specie.
  • Sul fronte dei trasporti: milioni di animali sono trasportati vivi all'interno dell'UE e verso Paesi esterni, in viaggi che possono durare anche settimane, esponendo gli animali a fatica eccessiva, disidratazione, lesioni, malattie e persino alla morte; e questo nonostante una commissione d'inchiesta votata e approvata da 605 parlamentari europei!

Occorre agire adesso, entro la fine di quest'anno, perché le Nazioni Unite stanno ospitando una serie di incontri cruciali mensili nei quali i leader mondiali stanno definendo un piano di azione post-covid per i prossimi 10 anni per aiutare a salvare il nostro pianeta, la nostra salute e la biodiversità; la tematica degli allevamenti intensivi va discussa in questa sede, adesso!

(Articolo tratto dalla newsletter di Annamaria Pisapia, direttrice CIWF Italia)

20 commenti:

  1. Purtroppo andiamo a grande velocità verso un mondo che non ha a cuore l'essere umano, figuriamoci gli animali..un mondo che coltiva a grandissima maggioranza cibo per allevamenti intensivi e che lascia morire di fame un bambino ogni sei secondi. Siamo di fronte a contraddizioni enormi. Valanghe di soldi spesi per le armi e per i viaggi interplanetari, il Papa che blatera sulla povertà mentre incensa nuovi vescovi tra l'oro e lo sfarzo.. non ci si può fidare più di nessuno.
    Il buon senso è lettera morta. E manca davvero poco alla fine.

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    1. Vero quello che dici. Io tuttavia resto dell'idea che mode ed economia le detta chi compra e non chi produce e vende, quindi mi sento integralmente parte in causa di questo sfacelo, consapevole che ogni mio "sgarro" è un passo avanti verso il baratro per tutti. Mi chiedo se nelle scuole se ne parli attivamente, o ci si limiti a raccontare teoremi matematici, leggere versi in lingue morte, esplorare vite di regnanti guerrafondai e imparare a memoria confini tra nazioni che probabilmente al termine del percorso didattico non saranno più quelli.

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  2. Non credo esista una distinzione così netta relativamente alle responsabilità di chi compra e chi vende e produce. Se si guarda il discorso della moda, ma anche di tutto ciò che oggi è oggetto di consumo, si vede chiaramente che è la pubblicità che orienta il consumo e non viceversa. È logico che se ogni consumatore si mettesse d'accordo per non comprare il tal prodotto, l'azienda non lo produrrebbe più, ma purtroppo oggi non funziona così. Le regole le fa la pubblicità, e la pubblicità è al servizio del mercato, il quale a sua volta sa benissimo cosa la gente vuole.
    La pubblicità e la moda sono due macchine nichilistiche potentissime, ma assolutamente non più sostenibili. Tra l'altro, se ci si fa caso, la pubblicità non reclamizza più prodotti ma bisogni. Siccome la nostra società è satura di prodotti, la pubblicità si incarica prima di creare il falso bisogno, poi, una volta che il falso bisogno è interiorizzato, ecco che ti reclamizza il prodotto. Il guaio è che questo sistema nichilista, che surrettiziamente inverte la causa con l'effetto (il fine delle cose è la loro fine più rapida possibile, per poterle rapidamente sostituire e non fermare la produzione) non è più sostenibile.

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    1. Provo a spiegarmi meglio...
      Sarò io fuori dal mondo che, sentitomi preso per i fondelli da varie pubblicità (cioè vetrine di aziende), ignoro cordialmente quello che offrono preferendo spendere in quello che effettivamente mi serve, leggendomi con calma etichette e, quando possibile, ponendo domande ai commercianti che un minimo si pongono lo scrupolo di sapere cosa stanno vendendo. Occasionalmente tengo dei corsi di Marketing digitale, e ho ben presente la strategia dell'offerta irresistibile, ma so anche che, affinché quel brand possa affermarsi con onestà nel tempo, quanto offre deve essere trasparente e non nascondere insidie; ahimè gran parte di chi compra non indaga, e per questo detta l'economia, facendo il gioco di chi, magari, vende prodotti nascondendo cosa c'è dietro, essenzialmente per sbaragliare i competitor.

      La vacca che pascola all'aperto abbinata agli spot di formaggi DOP, le galline che starnazzano libere all'aperto mostrate un attimo prima di far vedere un burger di pollo, sono dei falsi clamorosi, dello stesso infimo livello delle offerte di materassi e pentole "Solo per oggi!"; perché chi alleva animali trattandoli con dignità non ha soldi da spendere anche per campagne pubblicitarie.
      Purtroppo non sono bravo a fare proseliti né propagande: racconto il mio pensiero e le mie scelte effettuate con soddisfazione negli ultimi anni, nella speranza che questi messaggi in bottiglia vengano letti anche da chi ancora non si è posto certi problemi e vive in modo antropocentrico, coi risultati ambientali, sociali e climatici che sono all'ordine del giorno.

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  3. 😥😥

    erano così belli quei pulcini di uccello che ho visto in un documentario ieri sera... stavano candidi a pigolare dentro il nido "preso in affitto dentro un edificio prefabbricato", queste simpatiche parole usate dalla voce narrante... 🙂
    ...poi mamma uccello arrivava e gli portava una specie di topo che aveva catturato, trasportato fin lì in volo...❤️

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    1. Quella dovrebbe essere la normalità anche per quanto riguarda le galline. 🙄

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  4. Capisco cosa intendi. Ma il problema sta, a mio avviso, proprio in quel affinché quel brand possa affermarsi con onestà nel tempo. La moda e soprattutto il mercato non hanno alcun interesse che un prodotto possa affermarsi nel tempo, tantomeno onestamente. O meglio, magari hanno anche interesse che si affermi un'azienda, ma il prodotto finale deve comunque essere di breve durata. La data di scadenza, oggi, mica ce l'hanno solo gli alimentari, ce l'hanno anche i cellulari che abbiamo in tasca, anche le automobili, i computer, i frigoriferi e quant'altro. E questo perché oggi siamo esclusivamente inquadrati come produttori e consumatori, e se si ferma il consumo si ferma la produzione, se si ferma la produzione arriva la disoccupazione con tutto ciò che ne consegue a livello sociale. La moda non è sostenibile perché secondo i suoi canoni i jeans che andavano bene l'anno scorso non vanno più bene quest'anno, sono appunto fuori moda, quindi bisogna cambiarli. Ma per fare un solo paio di jeans ci vogliono cento litri d'acqua e non possiamo più permettercelo. Non è più sostenibile.
    Anche io, come te, me ne frego della pubblicità e compro solo ciò che mi serve stando attento alla qualità di ciò che compro, ma la stragrande maggioranza delle persone non ragiona come me e te, ragiona coi condizionamenti imposti dal mercato, e finché non si invertirà questo meccanismo perverso in cui siamo intrappolati, non ne usciremo. E sarà anche inutile, per quanto meritorio, parlarne o cercare di sensibilizzare parlandone sui nostri blog. Il "nemico" da combattere è infinitamente più potente, purtroppo. Ci vorrebbe una presa di coscienza collettiva di questi problemi, ma non c'è, e di questo passo non ci sarà mai.

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    1. Come scritto sopra rispondendo a Franco Battaglia, l'unica soluzione che vedo è introdurre questi argomenti nelle scuole, formando le nuove generazioni affinché non siano più "numeri sparsi" come siamo noi, ma una percentuale significativa e pronta anche a guidare processi produttivi sostenibili. Una realtà che noi e i nostri "padri" non siamo stati in grado di realizzare per noi e i nostri "figli". Ma possiamo sempre seminare speranza, anche se non ne godremo direttamente. 🙏

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  5. Il problema vero non sono solo le scelte che ognuno di noi fa in qualità di consumatore, ma anche il fatto che non sempre le persone sono realmente informate di quanto succede e dquello che mangiamo o non mangiamo.

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    1. Sì, ma questo perché le pubblicità non sono tenute per legge alla trasparenza, giocando piuttosto su slogan accattivanti, personaggi attraenti, prezzi temporaneamente ribassati, occultando quanto c'è dietro. Si è innescato un sistema vizioso che giova a pochi e illude molti.
      Io, già cliente Fastweb, ho ricevuto una proposta di passare a ENI per gas e luce, avendo diritto a una promozione: ho rifiutato perché ENI è un'azienda con una delle più alte emissioni di CO2 al mondo, ma questo l'operatrice del call center l'ha appreso da me quando le ho spiegato le ragioni del mio rifiuto.

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  6. Premetto che sono assolutamente contraria agli allevamenti intensivi, così come all'utilizzo di pesticidi in agricoltura, ecc.
    Difatti mangio solo uova di galline allevate a terra, e verdure biologiche.

    In ogni caso, continuo a non capire cosa cambi se un pulcino viene trattato bene o male. Cioè, se il suo scopo ultimo è, purtroppo, venire macellato, perché illuderlo regalandogli una vita felice per un mese?
    Sarò cinica, ma proprio non comprendo.

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    1. Qualunque essere vivente dovrebbe avere diritto a una vita dignitosa, per quanto possa essere condannato a morire. Non è che siccome una persona è malata terminale, gli si nega di godersi il tempo che gli resta; e un pulcino è potenzialmente sano, viene ucciso per volontà umana, non perché destinato a morire giovane.

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  7. Beh in effetti mi sorprendo della scarsa empatia che si ha con gli animali.
    Al di là che me li magno questo non vuol dire che devono vivere una vita di sofferenza anche se appunto dura solo un mese.
    La verità comunque, ma mi metto pure io in mezzo che nessun carnivoro e’ degno di star qua sul tuo blog.
    Ciao

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    1. Invece articoli come questo sono indirizzati principalmente ai carnivori, dato che i vegani per scelta già conoscono questi retroscena e se ne dissociano. 😉

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  8. Io sono quasi vegana, nel senso che non mangio carne, pesce, ma ad esempio se prendo i biscotti, dentro c'è un eco di proteine animali.
    La mia è una scelta etica,ma credo che sarebbe conveniente anche a chi ha problemi come colesterolo, pressione alta etc.

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    1. Lo so che i derivati animali sono dietro l'angolo, anche nel campo cosmetico e dell'igiene personale (dove le etichette le scrivono, chissà perché, in inglese).
      Non vivendo in un centro abitato molto ben fornito di scelte alimentari, ho abolito direttamente i biscotti, tranne un tipo che acquisto occasionalmente, il Croccante Gran Cereale, dove dice soltanto che possono esserci tracce di latte e uova (cosa che, sarò ottuso io, ma non capisco perché si prendano tali eccezioni e la legge glielo consente). Altrimenti cornetti vegani Misura, Crema spalmabile di riso (vegan garantita), cioccolato fondente più puro possibile (magari con nocciole) e gelati di soia.
      Se fossi intollerante a certi alimenti di origine animale, credo dovrei cambiare domicilio, anche perché la Nestlé ha iniziato a monopolizzare il reparto vegan del banco frigo!

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  9. Come sostituire le uova che hanno dentro tutte i pulcini liquidi? Per fare la frittata ho utilizzato la farina di ceci ma rimane dal gusto aspro perché è il gusto della farina che avevo comprato a marchio diverso per capire se poteva cambiare anche il gusto ma no, ho capito che è una sua caratteristica anche se ci metti metà panetto di burro per addolcirla e la riempi di verdura e spezie, l'ho mangiata a fatica perché l'acidità copriva il resto degli altri ingredienti.
    E rimane dentro un pochino cremosa non mi piace neanche la consistenza.
    Non puoi farla strapazzata, né all'occhio di bue e non bollita.
    Quando mangiavo le uova anni fa era poche volte perché non le digerivo molto come il latte e non mi piaceva l'odore che hanno, mi sa che per fare quei piatti devo comprarle per forza anche se sempre poche volte.

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    1. Io attualmente utilizzo esclusivamente uova da allevamenti all'aperto, così come, quando ancora mettevo in dubbio le mie scelte alimentari, avrei mangiato carne se proveniente da animali che avevano vissuto con dignità, fuori da gabbie e capannoni; cosa attesa per almeno un decennio finché ho capito che si trattava comunque del nutrirmi di una vita sottratta e ho detto basta. Per fortuna con le uova c'è una chiara tracciabilità per cui, per i modesti usi che ne faccio, non le ho sostituite.
      Tuttavia ho assaggiato frittate fatte con farine di ceci, e non ho riscontrato quel sapore aspro/acido che dici. Certo, è farina di ceci e non uova quindi non mi aspetto lo stesso identico sapore, ma comunque è gradevole. Ho anche letto vari post di vegani che fanno tranquillamente frittate con farina di ceci senza problemi di sapori.
      Hai considerato che potrebbe trattarsi di una intolleranza, come per me lo è il caffè? Per esempio l'hummus che gusto ti lascia quando lo mangi?

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    2. Mai mangiato da cosa sa? Ho problemi di reflusso e acidità ma credo che dipenda dal gusto che non mi piace e lo sento di più rispetto a voialtri.

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    3. L'hummus è una crema spalmabile saporita a base di ceci, olio d'oliva, aglio, succo di limone e, volendo spezie ed erbe aggiunte a piacere (prezzemolo, curcuma, paprika...). Il sapore di base è quello dei ceci, si sentono appena limone e aglio ma direi che scompaiono appena lo si abbina col pane. Io lo uso spesso per farcire le friselle prima di aggiungerci pomodori e origano. E' abbastanza facile da fare in casa, e puoi ovviamente personalizzarlo come facendo un pesto.
      Ho anche io problemi di reflusso, ma i ceci non mi danno noia in tal senso; probabilmente hai una particolare sensibilità delle papille gustative su quel sapore: mia mamma percepiva piccanti dei formaggi stagionati quando in realtà non lo erano.

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